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Il Museo dell'Orologeria di Pesariis

VAL PESARINA: LA VALLE DEL TEMPO

 

Non a caso, in tutto il mondo, ogni giorno milioni di occhi posano lo sguardo sugli orologi da torre per campanili, chiese, castelli, municipi, stazioni, ferrovie e leggono il marchio della ditta dei Fratelli Solari di Prato Carnico.

 

Infatti già nel XVII secolo il paese di Pesariis era un centro artigianale; l’arte del fabbro era diffusa e creava il terreno adatto per una lavorazione più raffinata e, quindi, il presupposto all’evolversi della successiva lavorazione meccanica finalizzata alla costruzione degli orologi.

 

Il Museo dell’Orologeria di Pesariis

Il Museo di Pesariis è una delle pochissime realtà del genere in Italia, ma racchiude in se notevoli potenzialità che potranno concretamente riversarsi con effetti benefici sia sulla effettiva valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali, sia sull’economia del territorio. Per tali motivi il Comune di Prato Carnico cerca di raccogliere il maggior numero di reperti, materiale e documentazione, consapevole che questo patrimonio storico-scientifico, che ha un valore che travalica il particolare sviluppo di una sola vallata per abbracciare una visione più ampia dell’evoluzione del sapere tecnologico oltre agli aspetti di una singolare centralità storica per la produzione di strumenti che misurano “il tempo sociale”, rischia di essere disperso. Attualmente il Museo di Pesariis accoglie oltre un centinaio di orologi, di varie epoche e provenienze, quasi tutti di proprietà del Comune di Prato Carnico, e in parte concessi per l’esposizione da privati. La collezione offre una visione della produzione orologiaia completa, partendo dalla ricostruzione di orologi del 1400, per giungere ai moderni orologi-indicatori che abbinano alla misurazione del tempo la fruizione di tutta una serie di servizi industriali e di informazione.

 

 

Orologi a pendolo

Nella seconda metà del 1600 inizia a Pesariis in diverse famiglie la costruzione degli orologi da parete, un’arte che probabilmente avevano appreso durante le emigrazioni stagionali in Germania e in Boemia, come si può dedurre dalle analogie tecniche e stilistiche. Inizialmente gli orologi venivano prodotti e poi venduti a famiglie nobili friulane.

Nel 1725 inizia ufficialmente l’attività della fabbrica degli orologi Solari. La “Faria” si trova a circa un chilometro dal nucleo abitato di Pesariis e sorge in prossimità del rio Possâl dal cui salto d’acqua traeva la forza motrice mediante l’utilizzo di una ruota a pale di legno.

E’ accertato che dalla seconda metà del 1700 la costruzione degli orologi è un privilegio dei Solari, la cui capacità imprenditoriale è stata garanzia di serietà e competitività sul mercato. I ruotismi venivano ricavati da lunghe e sottili sbarre di ferro, arroventate e curvate, saldate in cerchio perfetto; i raggi o bracci venivano fissati al cerchio di ferro in modo che la ruota montata sul suo asse o albero ruotasse perfettamente. Una volta determinato il numero dei denti si marcava con un punzone la posizione della punta di ciascuno sulla periferia della ruota. Ogni dente veniva artigianalmente limato a mano lavorando il ferro a freddo. Per la costruzione degli orologi domestici si impiegavano generalmente gli stessi metodi.

L’orologio da parete, unitamente all’orologio privato “di facciata” e a quello per le torri campanarie e civiche, rappresentava, fino a metà 1900, gran parte della produzione orologiaria pesarina. Nella maggior parte era composto da due treni di ingranaggi: quello del tempo e quello della suoneria, collegati tra loro da ingegnosi beveraggi. Questi meccanismi venivano racchiusi in scatole metalliche di misure variabili, la cui facciata (mostra), in genere molto semplice, era formata da una lastra in ferro decorato e coronata da un cimiero ornato o traforato che nascondeva il campanino. Il quadrante veniva impreziosito dalla scrittura delle ore in numeri romani; le lancette in ferro battuto, traforati o fusi in bronzo, erano a forma di raggi serpentini con borchia centrale. Il pendolo corto oscillava velocemente davanti alla mostra e presentava inferiormente un pesetto a forma di pera.

 

 

Gli orologi da torre

Gli orologi da torre per la loro dimensione, il costo del metallo e il tempo richiesto per la lavorazione venivano eseguiti solo su commissione. Ai primi del 1700 nasce la ditta Fratelli Solari, i meccanismi venivano realizzati interamente in ferro battuto con un castello costituito da piatti di ferro e assemblati mediante cunei meccanici.

Durante il 1800 il telaio veniva composto in elementi in fusione di ghisa eseguiti presso le fonderie industriali su stampi in legno forniti dal costruttore, il quale, invece, curava in proprio le fusioni in ottone per i rotismi. La dimensione degli orologi, i pesi motori in pietra che calavano all’interno dei campanili e i batacchi erano proporzionati al peso delle campane e alla lunghezza e robustezza degli indici. Gli orologi erano a funzionamento completamente autonomo con carica a mano fino a quando non è stata elettrificata verso gli anni trenta di questo secolo con tutti i vantaggi che ne sono derivati.

 

L’evoluzione tecnologica

Verso la metà del 1800 la costruzione degli orologi da torre subisce un cambiamento radicale, passando ad una tecnica quasi industriale: il telaio anziché venir forgiato in ferro viene costruito con una fusione in ghisa; le ruote, anziché essere forgiate, curvate e dentate a mano, vengono fuse in ottone (materiale molto più duttile del ferro), tornite e fresate con macchine interamente costruite presso la Faria e sempre azionate dall’acqua del Rio Possâl.

 

Orologi da Torre con ricarica automatica

Verso il 1930, con l’introduzione dei motori elettrici in tutti i settori dell’industria, anche nella Faria di Pesariis si applica il motore agli orologi da torre togliendo in tal modo al sacrestano il gravoso compito del caricamento giornaliero.      

 

 

Orologi senza lancette

Gli anni Trenta segnano un periodo di grande ricerca sulla rappresentazione dell’ora senza le tradizionali lancette.  Viene anche costruito un particolare orologio con numeri da due metri ricavati da una scacchiera di quadratini che cambiando colore (bianco o nero) mediante una manovella a camme, formano i vari numeri. E’ questo il padre dell’orologio a led.

Alla fine degli anni Trenta nasce a Pesariis un tipo particolare di orologio, denominato orologio a palette, nel quale invece del quadrante circolare con le sfere vi è un insieme di palette rotanti che si aprono a libro e sulle quali sono scritte le cifre corrispondenti alle ore e ai minuti consentendo quindi una lettura diretta. Un completamento dell’orologio a lettura diretta si ha con l’orologio a calendario che indica, oltre ai minuti, all’ora e al giorno della settimana, anche il giorno del mese ed il nome del mese, ossia la data completa, tenendo presente il calcolo degli anni bisestili mediante una memoria meccanica. Successivamente a questo modello con palette ad apertura a libro e scorrimento verticale si è aggiunto un nuovo modello con palette a caduta. Quest’ultimo è stato il precursore dei teleindicatori che si trovano in tutte le stazioni ed in tutti gli aeroporti del mondo.

 

 

Orologi regolatori di sistemi centralizzati

Lo scopo degli impianti di orologi elettrici centralizzati dotati di regolatore principale, detto anche orologio pilota o orologio madre, è quello di poter distribuire l’ora ad un numero praticamente illimitato di orologi “secondari” che funzionano ad ogni istante in perfetto sincronismo con il pilota.      

Il regolatore principale deve essere uno strumento di misurazione del tempo molto sicuro perché ogni differenza di marcia, ogni arresto come pure la perdita di impulsi, si riflette su tutti gli orologi collegati all’interno della rete di distribuzione. Normalmente il pilota trasmette impulsi elettrici ogni 30 o 60 secondi, della durata di almeno un secondo. Negli anni Trenta nasce anche l’orologio registratore viene utilizzato della Ferrovie dello Stato per registrare con punte su carta paraffinata l’ora esatta delle manovre ferroviarie (scarti di binari, accensione di segnali, ecc.).

 

Orologi rilevazione presenze

Le prime rilevazioni delle presenze furono effettuate a metà anni '50 con orologi marcatempo che timbravano su cartellini cartacei l'ora d'ingresso e di uscita dei dipendenti. I cartellini venivano poi elaborati manualmente  per il calcolo delle effettive ore lavorate e delle presenze-assenze. Con il passare degli anni i cartellini cartacei sono stati sostituiti da nuovi dispositivi a banda magnetica, radiofrequenza, fino ad arrivare a terminali che  leggono l’impronta digitale e a tessere di tipo smart card; oggi i moderni sistemi di rilevamento dei movimenti delle risorse umane offrono ampie possibilità di interfacciamento con i sistemi informativi per la gestione presenze.

 

Orologi industriali

Comunicare o rilevare l'ora in realtà industriali e civili integra diverse funzioni: rilevazione presenze, sistemi di controllo accessi, sistemi eliminacode e gestione code, informazioni all'utenza, ecc.. Aeroporti, ferrovie, autostrade e city information, trasporto pubblico urbano, gestione sosta, gestione delle attese e informazioni varie sono il completamento dell'orologeria.

 

 

 

 

 

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