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Frazione OSAIS

In canalotto "Dasaia, Dasaias"; richiama la denominazione locale delle api "aias" che potrebbe indurre a ritenere Osais il paese delle api. Ma l'apicoltura è una scoperta abbastanza recente per la Val Pesarina ove manca una tradizione paragonabile a quella del Cadore e del Bellunese in genere. Peraltro il toponimo è presente fin dal 1275 "in villa de Osaies", 1339 "Osagis" e si può ritenere di origine prediale in -acu da "Ocilius". Nel 1391 agli abitanti di Osais viene concesso il permesso di erigere una propria chiesa, a testimonianza di una oramai raggiunta consistenza urbana. Osais si sviluppa a struttura radiale con due poli di attrazione che solo la chiesa e la via principale. Proprio la parte più antica del paese che sorge accanto alla chiesa presenta suggestivi esempi di architettura carnica del XVII e XVIII secolo.

Attualmente a Osais risiedono 110 abitanti in 55 famiglie.

Chiesa di San Leonardo: Il 9 aprile 1391 Osais otteneva di poter innalzare una chiesa sotto il titolo di San Leonardo che però potè essere consacrata un secolo dopo, esattamente il 20 ottobre 1497. Gli affreschi che ornano le volte e le pareti del corpo a pianta esagonale sono opera del Fuluto. Si scorge infatti sulla parete destra l'iscrizione "opera de Piero Fulut… 1506". Il soffitto è diviso in 15 eleganti scompartimenti raffiguranti l'Annunciazione, il Padre Eterno, vari dottori della Chiesa, San Giorgio, gli Evangelisti, San Leonardo e 10 profeti. Le pareti sono dedicate ad episodi della vita di San Leonardo. La chiesa venne rifatta ed ampliata nella seconda metà del XVIII secolo e consacrata il 4 giugno 1790 e l'antico coro ridotto a sacrestia. L'edificio, orientato verso ovest, presenta, per dimensioni e proporzioni, somiglianze con la chiesa di Pieria. Il portale d'ingresso riquadrato da una cornice aggettante è sovrastato da una finestra rettangolare. La facciata, inoltre, è abbellita da tre piccole aperture di stile gotico e da un motivo a dentelli che corre lungo gli spioventi. Il campanile è accostato alla parete nord, presenta uno zoccolo quadrato in pietra con un accesso ad arco a tutto sesto e la copertura a cipolla. Pregevoli i due altari laterali, quello di San Valentino, posto alla sinistra dell'ingresso, uscito dalla bottega dei Comuzzo, conserva l'ancona seicentesca attribuita a Giovanni Antonio Agostani. Quello sulla destra, recentemente restaurato, contiene l'ancona lignea intagliata, dorata e dipinta di Antonio Tironi da Bergamo come è documentato da un contratto del 9 giugno 1526. Le sei sculture collocate su due ordini a tre scomparti ciascuno raffigurano una Madonna con il Bambino e i Santi Andrea, Gallo, Pietro, Giovanni Battista e Leonardo cui l'altare è dedicato.