Comune di Prato Carnico

Benvenuti nel sito del Comune di Prato Carnico

Ricerca rapida


< vai al contenuto centrale




Il tuo percorso: Ti trovi qui: Comune di Prato Carnico > Il Comune > Prato

Frazione PRATO

E' il capoluogo del Comune. Si adagia su terrazzi degradanti fra i rii Agaz e Denti che delimitano il centro ad est e a ovest. Scrive lo storico don Antonio Roia che Prato era costituito da due distinte ville: Subvia e Prato. Subvia era formata dai gruppi di case nella parte bassa del paese, nella quale primeggia il borgo di Scaia; Prato era composto dalla parte superiore formata dai borghi di Vall e di Insomp-la-vila. Prato, nel settecento, era denominato Prato di San Canciano. nel 1400 e 1500 i notai di Tolmezzo citavano semplicemente San Canciano. Con l'annessione del veneto all'Italia nel 1866, si riscontrano molti casi di omonimia nell'indicazione dei comuni, che generarono non pochi disguidi. I comuni interessati vengono invitati a scegliere una nuova denominazione.

Campanile di Prato

 

Con regio decreto n. 3893 del 18 agosto 1867, in conformità della deliberazione assunta dal Consiglio Comunale del 28 maggio 1867, Vittorio Emanuele II sancisce, per il comune, l'attuale denominazione di Prato Carnico. Il 16 dicembre 1736 e il 19 dicembre 1755 il paese venne distrutto da due incendi. Un tempo ogni villa costituiva un comune a sé, col suo Meriga, i suoi Giurati ed i Vicini: un piccolo Parlamento che difendeva e regolava gli interessi della comunità, e ciascuna villa aveva i suoi Statuti, detti anche Capitolati o Prammatiche, che sancivano gli usi e le norme di convivenza che tutti dovevano rispettare. Proprio per proteggere gli abitanti dal pericolo di incendi, che erano frequenti e spesso disastrosi, severe norme degli Statuti regolavano l'uso del fuoco, di forni e camini: "… Che niuno ardisca metter fuoco nelli forni la sera sul tardi, né la mattina un'ora avanti giorno sotto pena di lire 9 soldi 4 … chi mettesse lini o canape nelli forni o in casa, o che fuse immondi li camini di casa, cada nella pena per cadauna volta di lire 3 soldi 4 … chi mandasse a levar fuoco da una casa all'altra da persone che non siano siffucienti et giudiziose a portarlo coperto, cada nella pena cadauna volta di soldi 10 … che li deputati e il Meriga debbano una volta ogni mese andar per tutte le case a osservar il stato delle cusine dei camini, e de forni. Se troveranno che esse cusine sian immonde, e così i camini, che sia condanoto il Patrone di quelle per ogni volta di lire 3 soldi 2 …".

Attualmente a Prato risiedono 229 abitanti in 124 famiglie.

Campanile pendente: Dovrebbe essere coevo all'antica parrocchiale demolita nel 1859 della cui costruzione non si hanno memorie e che sorgeva nel vecchio cimitero. Un documento del 1316 attesta l'esistenza della chiesa di San Canciano, molto più piccola, che venne ampliata nei primi anni del 1400. Il terremoto del 28 luglio 1700 danneggiava la chiesa che già minacciava di rovina e rese necessari lavori di restauro anche per il campanile "diroccato per il passato terremoto, et fare l'ottagono con la cuba". Ma - scrive don A. Roia - a quanto pare non si fece altro che coprirlo alla schietta, e lasciarlo come cedere nel terreno sottostante avealo ridotto, cioè pendente.

Chiesa Parrocchiale di San Canciano Martire: Il decreto vescovile del 7 settembre 1857 ordinava la chiusura della vecchia chiesa "fessa in varie parti segnatamente dal lato di mezzodì, con le pareti e la facciata assai fuori di perpendicolare in causa della in solidità del terreno" e stabiliva interinalmente la chiesa filiale di San Antonio di Pieria per le ufficiature parrocchiali. I lavori per l'erezione del nuovo edificio di culto iniziarono subito. La prima pietra venne benedetta il 5 maggio 1858 e già nel 1860, anche se non completamente ultimata, "il giorno di tutti santi la nuova chiesa aprissi al culto pubblico". Fu solennemente consacrata dal vescovo Andrea casasola il 13 settembre 1868. La struttura è stata disegnata da don Martino De Crignis, parroco di Monaio e progettata dal capomastro Girolamo D'Aronco di gemona. Il preventivo di spesa, redatto dallo stesso D'Aronco, ammontava a 62.628 lire a cui andava detratto l'importo di lire 2.338 per recupero di materiali ritraibili dal vecchio manufatto. Le spese reali sono state di gran lunga inferiori per le prestazioni gratuite dei parrocchiani. Per le notevoli proporzioni dell'edificio e la natura del terreno le fondamenta che poggiano su uno zatterone di tronchi di rovere, hanno uno spessore di m. 4,20 e una profondità, sotto il regolone, di m. 3,90. Di particolare pregio l'altare dei Santi Cancio, Canciano e Cancianilla, titolari della chiesa. E' detto anche "Altare della Nascita" perché la predella al centro accoglie una graziosa Natività. E' opera di Michele Parth, maggiore della vecchia parrocchiale. L'altare maggiore, in marmo bianco di stile barocco, fu acquistato dalla parrocchia di Ampezzo nel 1790. Poiché non furono cedute le due statue laterali, queste vennero sostituite con altre due in legno, di scadente fattura, raffiguranti i santi Cancio e Canciano, dono della signora Teresa Colle Roia. Un bell'esempio di scultura lignea settecentesca è rappresentato dall'altare della Beata Vergine, opera attribuita a Eugenio Mangani da Pieve di Cadore nel 1723. La statua della Madonna del rosario, collocata nella nicchia, è del Pizzini (fine 1800), ha preso il posto della pala attribuita a Giovanni Antonio Agostini. Proviene dalla demolita chiesetta di San Sebastiano l'altare con i Santi Fabiano, Sebastiano e Rocco risalente al XVI secolo, di incerta attribuzione. Secondo don Roia è opera di Antonio Tironi, per Merchetti e Nicoletti è di Pietro Floreanini, mentre Bergamini vede "identità di mano" con gli altari di Liariis e di Mione firmati da Simone di Paolo.

Palazzo Casali: Conosciuto come "Palac" è una residenza settecentesca appartenente originariamente alla famiglia Giorgessi e poi proprietà della famiglia Casali. Subì lavori di ampliamento e di ristrutturazione nel 1880 che gli diedero l'attuale signorile struttura. Dopo il terremoto del 1976 viene acquistato dal Comune e adattato a residenze sociali.

Casa Canonica: E' un complesso edilizio che rappresenta uno degli esempi più significativi di casa carnica del XVII secolo con portici e loggiati. Apparteneva a Gio Giacomo Rupil padre della nonna materna di don Filippo Casali, che eletto parroco nel 1788, nonostante il divieto dei vecchi capitoli, non si adattò a vivere nella malconcia canonica posta a levante delle scuole, e vi fissò la sua abitazione. Quando nel 1803 don Filippo rinunciò all'incarico a causa delle sue condizioni di salute, il Comune acquistò la casa e la ingrandì destinandola ad uso di casa canonica parrocchiale. Dopo il terremoto del 1976, trasferita l'abitazione del parroco nel Palazzetto Casali, l'edificio è stato ristrutturato e destinato ad edilizia residenziale pubblica.

Casa "Da Gnana": L'edificio risale al XVIII secolo e si ispira, negli elementi costruttivi e nella struttura edilizia al palazzo veneziano. E' un esempio di tipologia architettonica che si diffonde nelle vallate carniche nel contesto storico legato alle vicende e agli interessi della Serenissima Repubblica di Venezia rappresentanti dallo sfruttamento del patrimonio boschivo della Carnia. A pianta quadrangolare, interamente in muratura, si sviluppa su tre piani più sottotetto.